Quando Cesare vinse le primarie…

Cari lettori,

sono lieto di aprire la sezione “Classici” della nostra rivista glocale con un’orazione di Cicerone, non delle più note, ma che ben si inserisce in quelli che sono gli “intrighi politici” di cui, chi più chi meno, ne ha ben notato gli esiti, e si convince che la terribile condizione di “inciuci” e leggi “ad personam” interessi solo noi.

Orbene, mi spiace deludervi, ma dobbiamo condividere tale situazione con altre nazioni e con altre civiltà che ci hanno preceduto, anzi, che in particolar modo in questo contesto,  hanno dato il “La” alla nostra società. La Pro Marcello è un’orazione che ancora mantiene la forma della “oratio in senatu” (ovvero tenuta davanti al senato), ed è rivolta ad un uomo non eletto dal popolo che deteneva il potere a Roma; sia chiaro, non mi sto riferendo al nostro attuale Presidente del Consiglio, ma ad un grande condottiero e rappresentante delle fasce più basse della società romana (ennesima conferma che non mi riferisco al nostro Primo Ministro), Caio Giulio Cesare.

L’aristocratico Cicerone in questo elogio a Cesare chiede il ritorno dall’esilio di un suo “collega parlamentare”, Marco Claudio Marcello, non solo per l’amicizia che li lega, ma anche per il significato politico che il suo rientro avrebbe assunto, ovvero ricostruire quella “antica voce e dignità” (senatoria ed aristocratica s’intende) nel rispetto del “mos maiorum” e di un governo che non preveda l’ egemonia di un singolo uomo (suonerà forzato, ma sa molto di una richiesta di larghe intese).

Un intento politico, ben programmato ed articolato, sembra fare da sfondo all’appello di “clementia” nei confronti del caro amico: spingere il “dictator” ad apportare riforme etico-sociali e recuperare quel ruolo politico-decisionale che il senato vedeva diminuire dopo la disastrosa guerra civile e l’indebolimento del ruolo decisivo che un tempo il “pater patriae” Cicerone deteneva.

Emerge senza alcun dubbio la scaltrezza di un politico che si iniziava a sentire meno influente e, subito dopo, l’interesse non del tutto egoistico nel veder tornare nell’Urbs l’amico d’infanzia.

Tutte queste dinamiche, la notevole capacità retorica finalizzata ai propri interessi, il timore della perdita del “posto”, il loro non essere estranee al nostro secolo, possono insegnare ancora molto nell’interpretazione della società e, a tal proposito, ho deciso di proporvi come primo classico il meno artistico di quella che spero, piacenti voi, possa essere una lunga serie di testi che possano coinvolgervi sempre più, fino a farvi immergere in questo piacevole ma anche utile “divertissement”.

P.s. Vi rimando al link dell’orazione con testo latino a fronte per i più minuziosi.

http://www.latin.it/autore/cicerone/orationes/pro_marcello

Mario Postiglione

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