Il Regionale Pisa-Roma

Dalla Stazione centrale della notissima città sull’Arno, affollata da turisti dagl’occhi a mandorla ansiosi di postare su facebook una originalissima foto con la torre che pende, alle 15.45 parte ogni giorno un Regionale “Veloce”, dal prezzo modico, che in 4 ore giungerà alla Capitale. Tra Frecce di ogni colore e Intercity proletari, sono pochi temerari a tentare l’impresa. Amici e parenti scoraggiano questa folle scelta. Nella nostra società, che corre veloce (verso dove?) lasciando indietro milioni di disoccupati, è assurdo pensare di passare quattro ore in un vagone di seconda classe. Quattro ore con gl’occhi incollati al finestrino mentre scorrono “veloci” scorci mozzafiato del nostro Tirreno. Quattro ore buttate così invece di stare a casa davanti al Pc o alla TV o anche a leggere un libro.. Roba da matti!
 
Perdonate questa invettiva moraleggiante ma fa bene espellere tossine. Ma torniamo alla nostra avventura. Oggi il mio unico compagno di viaggio è uno stereotipico scandinavo taciturno con la testa piegata sul Samsung. Abbandonato l’Arno, il nostro Regionale è impaziente di raggiungere la costa per mostrarci le sue meraviglie: ci attende un panorama mozzafiato di scogliere e di Pini marittimi. E quanto sono belli questi Pini, anche in pieno inverno creano una atmosfera estiva vacanziera. Dovrebbero metterlo sul tricolore un bel pino marittimo: è più di ogni altra cosa il simbolo di questa penisola italiana stretta nell’abbraccio del mediterraneo

Non mancano ville principesche e piccoli moli degli ultimi cacciatori del mare, intervallati da gallerie che, come una strizzata d’occhi, alimentano l’aspettativa per quelle meraviglie che presto torneranno ai nostri occhi. Non mancano grandi opere d’umano ingegno come i cantieri livornesi, ed è proprio a Livorno che con una semplice rotazione del capo scopriamo i conflitti purtroppo sopiti della lotta di classe: alla mia sinistra una distesa infinita di Automobili, arrivate da chissà dove, pronte alla vendita, e alla mia destra un maestoso edificio della Cgil. Presto tornano alla vista i paesaggi dei colli toscani invidiati dal mondo intero fino a giungere alla fermata di Orbetello, dove una fabbrica dismessa da mezzo secolo ci accoglie nella spettacolare laguna. Ringrazio il Regionale per avermi fatto conoscere questa località e le sue saline, dove l’acqua sprizza in strane vasche da piccole turbine.

 Salutiamo il sole in un tramonto rossastro entrando in Lazio: l’opera più incredibile che presto incontriamo è una enorme Centrale termoelettrica a pochi passi dalle Crociere ormeggiate a Civitavecchia, di notte illuminata sembra un enorme formicaio in Primavera! seguono poi ville opulente e eccentriche della costa ostiense che ci accompagnano fino all’ingresso nella Capitale. Eccoci finalmente a Termini. Un po’ dispiace abbandonare il pacifico limbo del Regionale, ma la città eterna ci sta aspettando! Adieu!

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