Storia della Siria

I ribelli abbandonano Homs (Maggio 2014)

 

Di Francesco Villano

Dalle origini alla fine del dominio ottomano

La storia della Siria, sin dai tempi più remoti, è stata alquanto determinata dalla situazione geografica del paese, punto d’incrocio delle vie che collegano tra loro il Mediterraneo, l’India, l’Asia Minore e l’Egitto; per cui ha risentito dell’influsso delle più importanti civiltà dell’antichità: ittita, egiziana, assira, aramaica, babilonese e persiana. L’antico sito di Ugarit (6.600 a. C.) è tra i più importanti centri archeologici di tutto il Medio Oriente. Nel 333 a.C., con la sconfitta delle armate persiane di Dario III a Isso, la Siria entra a far parte dell’Impero di Alessandro Magno, e dopo la sua morte continua ad essere governata dai suoi luogotenenti. In seguito, nel 64 a.C. diviene provincia romana con Pompeo e gode di molta prosperità. Antiochia, la capitale, diviene, dopo Roma e Alessandria, la città più importante dell’impero; altre città come: Palmira, Bosra e Damasco, conoscono un notevole sviluppo. Nel III secolo d.C. i Parti invadono la Siria, ma sono respinti; a questo evento e a ciò che ne è seguito è legata la vicenda della celebre regina Zenobia. Sotto i Bizantini la Siria vive un periodo di decadenza. Invasa, in seguito, dai Persiani, è liberata (629 d. C.) da Eraclio che, poi, viene a sua volta  sconfitto dagli Arabi, che si impadroniscono (638) del Paese, che sotto la dinastia degli Omayyadi (658) diviene il centro dell’Impero arabo (669-750) con capitale Damasco. Nel 750 gli Omayyadi vengono soppiantati dalla dinastia degli Abbasidi che trasferiscono la capitale a Baghdad, segnando l’inizio della decadenza della Siria che passa prima sotto la dominazione dell’Egitto, poi dei Turchi Selgiuchidi e infine  dei crociati. Quando questi ultimi sono costretti a lasciare la Terra Santa, la Siria torna sotto il dominio egiziano e fino alla conquista dei Turchi Ottomani. Da questo momento in poi la Siria conosce, per circa quattro secoli, una progressiva ed inarrestabile decadenza economica e spirituale.

 

L’età contemporanea

Per avere una inversione di tendenza bisogna aspettare la seconda metà dell’ottocento e l’inizio del ventesimo secolo, caratterizzati da un forte risveglio di sentimenti nazionalisti. Nel 1918, con l’occupazione della Siria da parte delle truppe inglesi, tramonta la dominazione turca e l’emiro Feisal, appoggiato dalla Gran Bretagna che in questo modo cercava di onorare gli accordi stipulati durante la prima guerra mondiale, sale al trono. Però i Francesi, non condividendone la elezione, lo destituiscono e prendono il diretto controllo del Paese nella forma di “Mandato” della Società delle Nazioni (1922). Bisogna aspettare la fine della seconda guerra mondiale per vedere la Siria raggiungere la piena indipendenza. Purtroppo una costante instabilità politica, caratterizzata da continui colpi di stato, contraddistingue la storia del Paese fino al 1957, quando prende il potere il partito Baath, nazionalista, socialista e laico. Nel 1958, con l’Egitto, e sull’onda del panarabismo, dà vita alla Repubblica Araba Unita (RAU); questa esperienza si conclude dopo appena tre anni, dimostrando la fragilità dell’ideologico collante panarabo.

L’islam, ben presente, è stato sempre strettamente controllato dallo Stato, per cui esperienze di teocrazia sul modello saudita o di repubblica islamica sul modello iraniano, sono state sempre completamente assenti dall’orizzonte politico siriano. Mentre, l’essere sempre stato, sin dai tempi più remoti, crocevia dei tre monoteismi, ha fatto sì che nel paese e all’interno dalla cornice laica di riferimento, i seguaci delle tre fedi abramitiche vivessero in armonia e non in conflitto il loro essere ebrei, cristiani o islamici. E questo è, senza dubbio, uno dei più alti contributi culturali che il paese ha offerto e offre al mondo intero.   Sconfitta da Israele nel 1967 (perse le alture del Golan) e nel 1973, ha nondimeno mantenuto un ruolo-chiave nel Medio Oriente e, dopo la presa del potere da parte di H.Assad (1971), è diventata la principale alleata dell’URSS nella regione. Intervenuta nel 1976 nella guerra civile libanese, ha di fatto messo stabili radici nell’aerea, condizionandone fortemente la politica. In realtà si può dire, e senza temere di essere smentiti, che quello siriano è stato un vero e proprio protettorato sul paese dei cedri. Nel 1990-1991 sostiene, durante la guerra del golfo, la coalizione contro l’Iraq, suo tradizionale avversario, favorendo così un cauto processo di distensione con gli Stati Uniti, oltre che con Israele. E’ interessante notare che anche in Iraq, fino alla sconfitta di Saddam Hussein, il potere è stato nelle mani del ramo iracheno dei baathisti. Nel 1997 Siria e Iraq annunciano la riapertura delle frontiere, chiuse dal 1982, a causa dell’appoggio siriano dato all’Iran nella guerra contro l’Iraq. Nel febbraio 1999 un referendum conferma Assad alla presidenza del Paese, e nel dicembre dello stesso anno riprendono, in vano, i negoziati tra Siria e Israele per definire la situazione delle alture del Golan. Il punto cruciale della querelle è che chi controlla il Golan detiene nelle proprie mani la gestione di buona parte di tutte le risorse idriche della Palestina. Nel giugno 2000 Assad muore e gli succede il figlio Bashar che si è formato culturalmente nelle università  inglesi. A livello internazionale si spera che, con questo cambio al vertice, cambi alquanto l’indirizzo della politica siriana, sia all’interno che all’esterno del Paese, anche se si è ben consapevoli che ci vorranno anni prima di vederne i frutti. La Storia procede nel suo farsi e, dopo gli attentati alle torri gemelle del 2001, la Siria mostra chiaramente di non condividere la politica mediorientale della presidenza Bush che di rimando la include tra i “Paesi canaglia”, nell’”asse del male”. Nell’aprile 2004 il Paese subisce un attentato terroristico di probabile matrice islamica., ma questo non basta a far cambiare idea agli Stati Uniti sulla reale natura del Paese, e nuove sanzioni economiche lo colpiscono. Nel febbraio 2005, dopo l’assassinio del premier libanese Rafik Hariri, di cui il governo di Damasco si suppone essere il mandante, la Siria, cedendo alle pressioni internazionali, decide di ritirare le sue truppe dal Libano, dopo circa trent’anni di”occupazione”, e nel maggio dello stesso anno annuncia la ripresa delle relazioni diplomatiche con l’Iraq. Due anni dopo, con un referendum, Bashar viene riconfermato presidente. Il fatto che la Repubblica di Siria (più di 18 milioni di abitanti) sia una vera e propria repubblica dinastica, in cui la legittimità del potere è garantita da due fattori: la discendenza dal capostipite e l’appartenenza al partito Baath, è diventato tragicamente  palese a tutta la comunità internazionale da quando, nel marzo del 2011, sull’onda delle cosiddette Primavere arabe, ampi strati della popolazione hanno iniziato a rivendicare una maggiore autonomia e rappresentanza politica. La brutale risposta della dinastia e dei loro alleati politici, sia interni che esterni alla Siria, ha fatto inesorabilmente precipitare il Paese in una vera e propria guerra civile,una spirale di violenza cieca e brutale che ha finora causato più di centomila morti, feriti e milioni di profughi e di cui non si intravede neppur lontanamente la fine.

                                                                                                                              

                                               Bibliografia

1) S. Kassir, L’Infelicità araba, Einaudi ed., TO    2006, p.91.

2) M.Campanini, Storia del Medio Oriente (1798-2005), Il Mulino ed., BO 2006, p. 257.

3) S. Kassir, Beirut (Storia di una città), Einaudi ed., TO 2009, p.697.

4) R.Cristiano, Beirut-Libano (tra assassini, missionari e grands cafè), Utet ed., TO 2008, p.238.

5) S. Kassir, Primavere (per una Siria democratica e un Libano indipendente), Mesogea ed., Messina 2006, p.257.

6) E. Rogan,Gli Arabi (La storia avvincente delle speranze e delle delusioni di un popolo), Bompiani ed., MI 2012, p.768.

7) L.Trombetta, Siria (dagli ottomani agli Asad e oltre), Mondadori ed., MI 2013, p.342.

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