Storia del Libano

ImmagineTempio di Bacco, Baalbek, Libano 150 D.C.

Di Francesco Villano

 

Dalle origini all’avvento dell’Islam

 

Una storia del Libano, come suggeriscono i teologici Scognamiglio e Naaman nel loro bel  lavoro: “Il Sogno del Libano, Unità e diversità per la pace e la giustizia”(Napoli,2005) non può iniziare se non partendo dalla mitologia, che ci illumina sulla vocazione profonda di questa terra. A Majdel, in provincia di Byblos, c’è una  grotta collegata al mito di Adonis, una leggenda siriana. Il re di Siria, Teia, aveva una figlia, Mirra, che spinta da Afrodite desiderò unirsi al padre in un rapporto incestuoso. Dopo undici notti Teia s’accorse dell’inganno della figlia e la inseguì per ucciderla. Mirra si mise sotto la protezione degli dèi, che la aiutarono trasformandola in un albero della mirra. Dieci mesi dopo, la corteccia dell’albero si aprì e ne uscì un bambino, che fu chiamato Adone. Afrodite, colpita dalla bellezza del neonato lo affidò segretamente a Persefone, perché lo allevasse. Ma anche Persefone fu conquistata dal bambino, e non volle restituirlo ad Afrodite. A questo punto fu necessario l’intervento di un arbitro esterno per dipanare la questione. Zeus o Calliope in sua vece presero la decisione di affidare Adone per un terzo dell’anno ad Afrodite, per un altro terzo a Persefone e per l’ultimo terzo si decise di lasciare completamente libero Adone di scegliere da solo dove vivere. Adone scelse di passare sempre due terzi dell’anno con Afrodite, e uno solo con Persefone. In seguito la collera di Artemide spinse un cinghiale ad attaccarlo e, durante una partita di caccia , quest’ultimo uccise Adone. A Byblos passava un fiume, chiamato l’Adone – Afqah, oggi chiamato Nahr Ibrahim –, che ogni anno prendeva una coloritura rossa il giorno in cui si celebrava la morte d’Adone. È chiara l’origine semitica di questa leggenda, visto che il nome Adone (in greco Adonis) riproduce l’ebraico Adonai (Signore). Il Libano, quindi, è la terra di Adone, o meglio, di Adonai. Lì il Signore ha riposto il suo sogno di pace. In uno degli hadith del profeta dell’islam, Maometto, si cita il Libano come “uno degli otto monti che porteranno il trono il giorno del giudizio”, mentre in un altro si riferisce alla salita effettuata da Ibrahim (Abramo) sul Libano e le parole da lui udite «Guarda, tutto quello che vedono i tuoi occhi è santo».

Il Libano si estende sulla sponda orientale del Mediterraneo ed è attraversato da nord a sud da una catena montuosa che delimita, a ovest, una stretta fascia costiera: regione in cui è maggiore la densità di popolazione e dove sono sorte le città principali (Tiro, Sidone, Byblos…) ricche di storie, di tradizioni culturali e di miti. Il Libano è stato la terra degli antichi Fenici, cultori del mito di Tammouz (che corrisponde al mito greco di Adone, identificato in Egitto con il dio Osiride) e di Ishtar (dea dell’amore e della fecondità). L’attuale Libano è il frutto dell’incontro tra diverse civiltà orientali e di molteplici e antiche tradizioni religiose, giunte fin lì al seguito dei vari dominatori che si sono succeduti nel corso del tempo: egiziani, aramei, cananei, assiri, babilonesi, turchi ed anche europei (inglesi e francesi).

Dal 3000 a.C. al 1946 d.C. (anno dell’indipendenza del Libano ) si sono susseguite in territorio siro-libanese innumerevoli etnie che hanno modellato (in senso culturale, politico, economico e religioso) tale ambiente; dalla corrente migratoria di semiti di lingua accadica (3000 a.C.) agli hittiti (1620 a.C.); dall’occupazione egiziana del faraone Tutmosis III (1480 a.C.) ai popoli del Mare che, dalle isole Egee e dall’Asia Minore, scesero sulla costa mediterranea di Canaan, anche se poi sconfitti dal faraone Ramesse III (1168 a.C). In seguito si ebbe l’impero assiro con Tiglat-Pilezer I, e il suo declino con l’incursione babilonese in territorio siriano (626-605 a.C.); poi ancora il dominio del re persiano Ciro (559 a.C.), la conquista di tutta l’Asia Anteriore di Alessandro Magno (336-325 a.C.), l’occupazione romana con Pompeo (64 a.C.), il ritorno del potere persiano a opera del re Sapore I (260 d.C.) e di quello romano (395 d.C.). Con la decadenza dell’impero romano si riattivarono nuovi “appetiti”, sia bizantini che persiani, ma l’arrivo del Califfo Omar impose un nuovo ordine in tutta l’area.

 

Tra arabi e turchi

La dinastia arabo-islamica degli Omayyadi regnò a Damasco dal 661 al 750 d.C.; in seguito il potere fu preso dai califfi Abbassidi che spostarono la capitale a Baghdad (750-969 d.C). Nella parte più settentrionale del Libano, gli arabi ricevettero le prime sconfitte e, alla tolleranza dei primi califfi arabi, si sostituì l’intransigenza dei turchi, che, arruolati nell’esercito abbasside, divennero i veri detentori del potere, detronizzando a loro piacere i califfi e perseguitando ogni gruppo che non si richiamava all’islam sunnita. Il Libano fu sconvolto da continue lotte e nel 969 i Fatimidi d’Egitto (dinastia sciita ismailita), instaurarono un califfato in contrapposizione a quello abbasside e riuscirono a conquistare la Siria meridionale e la Palestina. Dal 1075, e per i successivi venti anni, si impongono in Libano i turchi selgiuchidi. Poi, in seguito, arrivarono i crociati che occuparono l’area per circa un secolo, fino a quando non furono sconfitti dalla controffensiva musulmana. Il 1516 segna la data dell’annessione della Siria e della Palestina ai turchi ottomani; da questo momento il Libano, soggiogato dai turchi, sarà diviso in feudi dominati da varie famiglie: Assaf, Saifa, Chehab. In effetti l’impero ottomano riuscì, in circa un secolo, a porre sotto la sua sfera di influenza quasi tutto il mondo arabo; e per i successivi quattro secoli  la situazione rimase immutata. Nel 1500 il Libano è tra i principali centri di resistenza al dominio della  “Sublime Porta”. L’esercito del sultano Selim I entrò in  Libano nel 1516, ma l’amministrazione della regione fu affidata all’emiro Fakhr ed-Dìn I (1516-1544), che fu in seguito ucciso dal pascià di Damasco a causa del tentativo fatto di non pagare il tributo. Con l’avvento dell’emiro Fakhr ed-Dìn II, accorto uomo d’affari e fine diplomatico, le cose migliorarono, ma l’esito negativo della rivolta contro i turchi del 1613 lo costrinse a riparare in Italia. Facardino il Grande si contraddistinse per la sua politica indipendentista, tesa all’unificazione e alla piena sovranità dell’intero territorio libanese.; tra l’altro è suo il  merito della rinascita artistica di Beirut e Sidone. Ritornato in Libano dall’esilio europeo, ottenne ancora dei successi che però si rivelarono ben presto effimeri, poiché con l’arrivo al potere del sultano Murad IV, fautore di una implacabile azione militare nei confronti del territorio siro-libanese, il Facardino non ebbe più scampo e la sua parabola terrena si concluse ad Istanbul, dove fu decapitato, il 13 aprile del 1635. Dopo la sua morte i turchi dovettero fronteggiare ulteriori rivolte, ma solo nel 1711 il Libano riuscì ad ottenere una certa autonomia politica ed economica. La guerra russo-turca (1768-1774) offrì ai paesi arabi l’occasione di emanciparsi dal potere turco; per motivi geopolitici le potenze europee erano  favorevoli ai movimenti di liberazione dei paesi arabi e dei Balcani; così, nel 1769, Ali-bey el-Kabir, governatore dell’Egitto, si proclamò indipendente dai turchi e sovrano dell’Egitto. Le truppe egiziane diedero il via a un’insurrezione in Siria, occupando Damasco e Saida, ma un tradimento da parte dei generali mamelucchi la fece fallire. Nel 1799, Napoleone, durante la Campagna d’Egitto e di Siria arrivò alle porte di Akka e l’assediò, ma non riuscì a conquistarla a causa della peste che colpì il suo esercito.

 

L’Età contemporanea

Dal 1804 al 1840 il Libano fu governato dell’emiro Bechir II (di origine sunnita e convertito al cristianesimo per motivi politici); con lui la regione conobbe un lungo periodo di pace, di crescita economica e culturale. Nel 1840, dopo molte controversie e lotte, Bechir II abdicò in favore di Bechir Qassem Chehab, che assunse il nome di Bechir III.

Allargando un attimo lo sguardo alle vicende dell’impero ottomano nel suo insieme, notiamo come esso aveva, già  dal 1683, iniziato a percorrere il viale del tramonto. Secondo un’espressione attribuita allo zar di Russia Nicola I era definito come:”l’uomo malato d’Europa”. Per tentare di arrestare questo processo dalle molteplici cause i sultani, sin dall’inizio del diciottesimo secolo, iniziano a guardare ai progressi che la modernizzazione aveva portato all’Europa e intraprendono un graduale percorso di riforme che troverà, durante il diciannovesimo secolo (1839) la propria concretizzazione con le Tanzimat (“riorganizzazioni”), ribadite ed estese dal decreto del 1856. Con le Tanzimat furono abolite le discriminazioni giuridiche; tutti i sudditi di qualunque religione avrebbero condiviso una paritetica cittadinanza ottomana. Furono intraprese riforme nel campo dell’istruzione; si svilupparono la stampa, le ferrovie e la telegrafia. Nel Medio Oriente ci furono anche trasformazioni economiche che favorendo gli scambi commerciali con l’Europa portarono alla costruzione di infrastrutture (canale di Suez, porto di Alessandria e collegamento stradale tra Beirut e Damasco) che facilitavano tali rapporti. Ma, in ogni caso e a dispetto degli sforzi fatti, il sistema capitalistico non riuscì a decollare nella realtà araba che divenne sempre più dipendente dalle potenze occidentali. In effetti la notevole presenza di capitale straniero trasformò i paesi arabi in vere e proprie colonie.

Il Libano moderno nasce da un crogiuolo di conflitti, rivalità, inimicizie, ma anche, al positivo, dalla rinascita culturale araba (Nadha), avviata già prima dei notissimi Khalil Gibran e Mikhail Nuaime.  Fondamentale l’opera di Boutrus Bustani (1819-1883–un cristiano maronita convertito poi al protestantesimo): fu scrittore, pubblicista ed attivo in ogni ambito sociale e politico; fondò a Beirut la prima scuola nazionale araba e due giornali in arabo: La squilla di Siria e I Giardini. Pubblicazioni pionieristiche che permisero al popolo di venire direttamente in contatto con questioni di natura politica, sociale, economica e culturale. Bustani si prodigò per lo sviluppo di una lingua araba letteraria sensibile alle novità del tempo, chiamata a confrontarsi con le scienze e i sistemi culturali dell’occidente; compilò anche un voluminoso dizionario della lingua araba e un’enciclopedia in sette volumi. Nasif Yaziji (1800-1871) è l’altro pilastro del contesto culturale del Libano moderno; amico di Boutrus Bustani, Nasif contribuì alla rinascita della lingua letteraria araba e della letteratura araba, opponendosi ad ogni forma di fanatismo religioso e predicando l’unione degli arabi. Insieme ai loro discepoli, Butrus e Nasif fondarono nel 1857 a Beirut la società scientifica siriana, che riuniva vari intellettuali arabi al di là di ogni steccato religioso. Furono entrambi seguaci del movimento illuminista poiché sembrava essere l’unica via di liberazione dal feudalesimo, dai settarismi e per ottenere una vera indipendenza dal dominio turco e dalle potenze europee. Durante il diciannovesimo secolo Francia e Gran Bretagna si interessano sempre più ai paesi arabi e specialmente al Libano (nel 1860 i francesi, prendendo a pretesto il massacro della comunità cristiana maronita da parte dei drusi (setta-musulmana), strapparono al sultano l’istituzione di una regione autonoma, fra i monti e il mare, all’interno della Grande Siria, denominata: provincia cristiano-maronita del Monte Libano) e alla Siria, al punto da favorire ogni sorta di nazionalismo indipendentista nei riguardi dell’ormai debole governo ottomano. Il nazionalismo arabo era presente non solo in Libano e in Siria ma in tutti i paesi arabi che desideravano l’emancipazione dalla Sublime Porta. Nacquero società segrete di carattere politico-culturale, finalizzate a provocare un risveglio tra i popoli arabi. In seguito agli esiti della prima guerra mondiale, favorevoli alla  Francia e alla Gran Bretagna, e agli accordi di pace di Versailles, il Libano venne assegnato, come Mandato, alla Francia che ottenne anche una parte della Siria, l’Iraq settentrionale e una parte dell’Anatolia. In effetti i paesi arabi solo in seguito riusciranno ad ottenere una vera e propria autonomia politica.

Nel settembre del 1920 si costituisce il Grande Libano comprendente la provincia cristiano-maronita del Monte Libano, e i territori, a forte presenza musulmana, di Tiro, Sidone e Tripoli, insieme a Beirut; un vero e proprio mosaico etnico-religioso (in quest’area hanno vissuto per molti secoli comunità ben distinte e compatte: maronite, malachite, ortodosse, armene, siriache, caldee, ebraiche, druse, sunnite e sciite). Incorporando la zona musulmana della Bekaa nella circoscrizione amministrativa libanese, la supremazia numerica dei cristiani, che in precedenza era forte e determinante, si riduce al 51 per cento circa. La costituzione del 1926 teneva conto della variegata e molteplice composizione della società e ne favoriva le sviluppo di tutte le sue parti, anche se alcuni emendamenti e la prassi successiva videro i cristiani prevalere nell’assegnazione delle più importanti cariche istituzionali. I venti anni del mandato francese rappresentano, per il Libano, un tempo di crescita e di sviluppo economico, nonché culturale, grazie alla nascita di scuole e università fondate dalle congregazioni religiose, come i gesuiti. E’ doveroso ricordare il ruolo decisivo nella formazione culturale libanese che è stato svolto dalla comunità cristiana protestante che riuscì a insediarsi in Libano grazie alla protezione e ai finanziamenti della Gran Bretagna, della Germania e di congregazioni americane. A loro si deve la creazione di un collegio protestante siriano (l’attuale Università Americana di Beirut) e  la costituzione di diverse istituzioni scolastiche di lingua inglese.

Nel 1932 nasce il Partito popolare siriano, caratterizzato da un forte nazionalismo e promotore della totale indipendenza e unione di Libano e Siria; ma i musulmani libanesi e i cristiani maroniti, a questo progetto unificante preferiscono il mandato francese, in attesa di ottenere la completa sovranità del proprio Paese. Del resto, la Francia, preoccupandosi dei propri interessi geo-strategici aveva favorito la rivalità tre Damasco e Beirut, per cui il Libano si sentiva altro rispetto al resto della Siria. Si creò così una barriera artificiale fra due territori che sotto l’impero ottomano erano stati legati da stretti rapporti economici e amministrativi, e si consolidarono le basi di una tensione che dura ancora oggi. Un anno dopo  la fine della seconda guerra mondiale, nel 1946, il Libano ottiene l’indipendenza. La storia del Libano indipendente è stata finora caratterizzata da una profonda instabilità, dove gli equilibri, fragili, tra le varie componenti etnico religiose che abitano il Paese, sono spesso saltati, dando origine a feroci e lunghe guerre civili dove le dinamiche interne, già conflittuali di per sé, sono state cavalcate dagli altri attori regionali (in particolare: Israele, Siria e Iran), che non si sono fatti alcuno scrupolo di perseguire i propri interessi sulle spalle del martoriato popolo libanese, anche con interventi diretti e con le più pretestuose giustificazioni. A conferma di quanto detto si veda il tentativo attuale di coinvolgere sempre più il Paese dei Cedri nelle tremende sabbie mobili della guerra civile siriana, anch’essa caratterizzata dall’attiva presenza di forze combattenti straniere, foraggiate economicamente e finanziariamente da potenze regionali quali:Arabia Saudita, Qatar, Turchia, etc., mentre il regime di Assad è sponsorizzato dalla Russia e dall’Iran. Superfluo precisare che tutti perseguono i propri interessi egemonici  incuranti delle tremende sofferenze patite dal  popolo siriano.

Annunci

Storia della Siria

I ribelli abbandonano Homs (Maggio 2014)

 

Di Francesco Villano

Dalle origini alla fine del dominio ottomano

La storia della Siria, sin dai tempi più remoti, è stata alquanto determinata dalla situazione geografica del paese, punto d’incrocio delle vie che collegano tra loro il Mediterraneo, l’India, l’Asia Minore e l’Egitto; per cui ha risentito dell’influsso delle più importanti civiltà dell’antichità: ittita, egiziana, assira, aramaica, babilonese e persiana. L’antico sito di Ugarit (6.600 a. C.) è tra i più importanti centri archeologici di tutto il Medio Oriente. Nel 333 a.C., con la sconfitta delle armate persiane di Dario III a Isso, la Siria entra a far parte dell’Impero di Alessandro Magno, e dopo la sua morte continua ad essere governata dai suoi luogotenenti. In seguito, nel 64 a.C. diviene provincia romana con Pompeo e gode di molta prosperità. Antiochia, la capitale, diviene, dopo Roma e Alessandria, la città più importante dell’impero; altre città come: Palmira, Bosra e Damasco, conoscono un notevole sviluppo. Nel III secolo d.C. i Parti invadono la Siria, ma sono respinti; a questo evento e a ciò che ne è seguito è legata la vicenda della celebre regina Zenobia. Sotto i Bizantini la Siria vive un periodo di decadenza. Invasa, in seguito, dai Persiani, è liberata (629 d. C.) da Eraclio che, poi, viene a sua volta  sconfitto dagli Arabi, che si impadroniscono (638) del Paese, che sotto la dinastia degli Omayyadi (658) diviene il centro dell’Impero arabo (669-750) con capitale Damasco. Nel 750 gli Omayyadi vengono soppiantati dalla dinastia degli Abbasidi che trasferiscono la capitale a Baghdad, segnando l’inizio della decadenza della Siria che passa prima sotto la dominazione dell’Egitto, poi dei Turchi Selgiuchidi e infine  dei crociati. Quando questi ultimi sono costretti a lasciare la Terra Santa, la Siria torna sotto il dominio egiziano e fino alla conquista dei Turchi Ottomani. Da questo momento in poi la Siria conosce, per circa quattro secoli, una progressiva ed inarrestabile decadenza economica e spirituale.

 

L’età contemporanea

Per avere una inversione di tendenza bisogna aspettare la seconda metà dell’ottocento e l’inizio del ventesimo secolo, caratterizzati da un forte risveglio di sentimenti nazionalisti. Nel 1918, con l’occupazione della Siria da parte delle truppe inglesi, tramonta la dominazione turca e l’emiro Feisal, appoggiato dalla Gran Bretagna che in questo modo cercava di onorare gli accordi stipulati durante la prima guerra mondiale, sale al trono. Però i Francesi, non condividendone la elezione, lo destituiscono e prendono il diretto controllo del Paese nella forma di “Mandato” della Società delle Nazioni (1922). Bisogna aspettare la fine della seconda guerra mondiale per vedere la Siria raggiungere la piena indipendenza. Purtroppo una costante instabilità politica, caratterizzata da continui colpi di stato, contraddistingue la storia del Paese fino al 1957, quando prende il potere il partito Baath, nazionalista, socialista e laico. Nel 1958, con l’Egitto, e sull’onda del panarabismo, dà vita alla Repubblica Araba Unita (RAU); questa esperienza si conclude dopo appena tre anni, dimostrando la fragilità dell’ideologico collante panarabo.

L’islam, ben presente, è stato sempre strettamente controllato dallo Stato, per cui esperienze di teocrazia sul modello saudita o di repubblica islamica sul modello iraniano, sono state sempre completamente assenti dall’orizzonte politico siriano. Mentre, l’essere sempre stato, sin dai tempi più remoti, crocevia dei tre monoteismi, ha fatto sì che nel paese e all’interno dalla cornice laica di riferimento, i seguaci delle tre fedi abramitiche vivessero in armonia e non in conflitto il loro essere ebrei, cristiani o islamici. E questo è, senza dubbio, uno dei più alti contributi culturali che il paese ha offerto e offre al mondo intero.   Sconfitta da Israele nel 1967 (perse le alture del Golan) e nel 1973, ha nondimeno mantenuto un ruolo-chiave nel Medio Oriente e, dopo la presa del potere da parte di H.Assad (1971), è diventata la principale alleata dell’URSS nella regione. Intervenuta nel 1976 nella guerra civile libanese, ha di fatto messo stabili radici nell’aerea, condizionandone fortemente la politica. In realtà si può dire, e senza temere di essere smentiti, che quello siriano è stato un vero e proprio protettorato sul paese dei cedri. Nel 1990-1991 sostiene, durante la guerra del golfo, la coalizione contro l’Iraq, suo tradizionale avversario, favorendo così un cauto processo di distensione con gli Stati Uniti, oltre che con Israele. E’ interessante notare che anche in Iraq, fino alla sconfitta di Saddam Hussein, il potere è stato nelle mani del ramo iracheno dei baathisti. Nel 1997 Siria e Iraq annunciano la riapertura delle frontiere, chiuse dal 1982, a causa dell’appoggio siriano dato all’Iran nella guerra contro l’Iraq. Nel febbraio 1999 un referendum conferma Assad alla presidenza del Paese, e nel dicembre dello stesso anno riprendono, in vano, i negoziati tra Siria e Israele per definire la situazione delle alture del Golan. Il punto cruciale della querelle è che chi controlla il Golan detiene nelle proprie mani la gestione di buona parte di tutte le risorse idriche della Palestina. Nel giugno 2000 Assad muore e gli succede il figlio Bashar che si è formato culturalmente nelle università  inglesi. A livello internazionale si spera che, con questo cambio al vertice, cambi alquanto l’indirizzo della politica siriana, sia all’interno che all’esterno del Paese, anche se si è ben consapevoli che ci vorranno anni prima di vederne i frutti. La Storia procede nel suo farsi e, dopo gli attentati alle torri gemelle del 2001, la Siria mostra chiaramente di non condividere la politica mediorientale della presidenza Bush che di rimando la include tra i “Paesi canaglia”, nell’”asse del male”. Nell’aprile 2004 il Paese subisce un attentato terroristico di probabile matrice islamica., ma questo non basta a far cambiare idea agli Stati Uniti sulla reale natura del Paese, e nuove sanzioni economiche lo colpiscono. Nel febbraio 2005, dopo l’assassinio del premier libanese Rafik Hariri, di cui il governo di Damasco si suppone essere il mandante, la Siria, cedendo alle pressioni internazionali, decide di ritirare le sue truppe dal Libano, dopo circa trent’anni di”occupazione”, e nel maggio dello stesso anno annuncia la ripresa delle relazioni diplomatiche con l’Iraq. Due anni dopo, con un referendum, Bashar viene riconfermato presidente. Il fatto che la Repubblica di Siria (più di 18 milioni di abitanti) sia una vera e propria repubblica dinastica, in cui la legittimità del potere è garantita da due fattori: la discendenza dal capostipite e l’appartenenza al partito Baath, è diventato tragicamente  palese a tutta la comunità internazionale da quando, nel marzo del 2011, sull’onda delle cosiddette Primavere arabe, ampi strati della popolazione hanno iniziato a rivendicare una maggiore autonomia e rappresentanza politica. La brutale risposta della dinastia e dei loro alleati politici, sia interni che esterni alla Siria, ha fatto inesorabilmente precipitare il Paese in una vera e propria guerra civile,una spirale di violenza cieca e brutale che ha finora causato più di centomila morti, feriti e milioni di profughi e di cui non si intravede neppur lontanamente la fine.

                                                                                                                              

                                               Bibliografia

1) S. Kassir, L’Infelicità araba, Einaudi ed., TO    2006, p.91.

2) M.Campanini, Storia del Medio Oriente (1798-2005), Il Mulino ed., BO 2006, p. 257.

3) S. Kassir, Beirut (Storia di una città), Einaudi ed., TO 2009, p.697.

4) R.Cristiano, Beirut-Libano (tra assassini, missionari e grands cafè), Utet ed., TO 2008, p.238.

5) S. Kassir, Primavere (per una Siria democratica e un Libano indipendente), Mesogea ed., Messina 2006, p.257.

6) E. Rogan,Gli Arabi (La storia avvincente delle speranze e delle delusioni di un popolo), Bompiani ed., MI 2012, p.768.

7) L.Trombetta, Siria (dagli ottomani agli Asad e oltre), Mondadori ed., MI 2013, p.342.